Open day
Qualche anno fa trovai, nella mia casella di posta elettronica, l’invito ad un “open day” organizzato da uno dei due cementifici eugubini, quello meno visibile dalla città. Faccio una premessa, io non sono contrario a priori all’uso di combustibili alternativi in ambito industriale e vedo, nel corretto utilizzo del CSS proveniente da filiere controllate in ogni aspetto, una sperimentazione ancora ben lungi dall’aver raccolto dati sufficienti che ne stabiliscono la sicurezza per la salute e la natura.
Tornando al succo della mia testimonianza,all’epoca approfittai dell’opportunità di andare a vedere le carte di uno dei giocatori, se mi passate la metafora, della partita più importate che si stava svolgendo nella nostra città in quel periodo.
Mi trovai davanti ad un vero e proprio show messo su per convincere gli spettatori – una platea formata per la maggior parte da imprenditori del turismo avida di rassicurazioni, più che di fatti – dell’assoluta buona fede, bontà d’animo e disinteressato impegno per il territorio e chi lo abita da parte di un’azienda che lavora, letteralmente, in tutto il mondo.
Tra l’ostentazione dei modernissimi mezzi di controllo del processo di produzione, le battute sulla filantropica generosità dei proprietari nella vicenda dell’acquisto delle centraline che tengono sotto controllo la qualità dell’aria nei pressi dei due cementifici, passando per l’incredibile lavoro di monitoraggio dei dati delle centraline ARPA che il direttore comunicazione dell’azienda in questione svolgerebbe nel suo tempo libero, andando a segnalare a chi di dovere picchi di concentrazione di polveri sottili, mi ritrovai quasi ad empatizzare con dei perseguitati che non riescono a liberarsi dei propri carnefici.
Salvo poi, appena finita la suggestiva visita al forno principale con tanto di finestrella aperta sulla colata di materiale in cottura,tornare in me a causa di un piccolo refolo di vento che alzò una discreta nuvola di polvere scura, accuratamente mimetizzata dalla pavimentazione del cortile che stavamo attraversando.
Non so quanto questa cosa, insieme a tutti i discorsi vittimisti e pseudo ecologisti che sentii da parte del “comitato di benvenuto”, possa avere una qualche rilevanza nella questione fatto sta che, entrai dai quei cancelli sostanzialmente concorde con loro e ne uscii con la sgradevole sensazione che tutto non sia così trasparente come vorrebbero farci intendere da anni e anni di idilliache narrazioni.
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