Nessuno solo, nessuno per strada
Papa Francesco preferiva “Una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze’’ (Evangelii Gaudium, n°49)
A Pistoia, nella parrocchia di Vicofaro, Don Massimo Biancalani aveva fatto sue le parole di Papa Francesco, le portava avanti da anni non lasciando nessuno per strada e soprattutto non lasciando nessuno da solo. Don Massimo per quasi dieci anni ha ospitato nei locali parrocchiali centinaia di migranti che vivevano in strada perché per loro non c’era posto nel sistema pubblico di “accoglienza”.
E’ arrivata l’ordinanza di sgombero per le «gravi condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza» e il primo luglio reparti di polizia in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione in parrocchia e portato via gli ultimi migranti che non avevano accettato il trasferimento.
Noi non potevamo non esprimere tutta la nostra solidarietà a Don Massimo – a cui ci sentiamo affini per l’attenzione ai bisogni dei migranti – e il nostro massimo sdegno alla curia e al Vescovo di Pistoia. Non potevamo restare indifferenti e in silenzio di fronte a questa ingiustizia.
La nostra lettera del 6 luglio:
Siamo venuti a conoscenza dei fatti di Vicofaro del 1° Luglio con lo sgombero forzato delle ultime poche persone rimaste e della fine della casa di solidarietà di Don Massimo Biancalani: esperienza di vita a cui ci sentiamo affini per l’attenzione ai bisogni dei migranti.
L’associazione 21 Gennaio aps, conosce e pratica la fratellanza, l’accoglienza e l’aiuto ai migranti, al suo interno ha anche una scuola aperta a tutti.
Vogliamo esprimere tutto il nostro sconcerto e la nostra solidarietà al parroco Biancalani, per l’inaccettabile sopruso subito, le cui vittime sono quegli ultimi che Papa Francesco ha sempre difeso, esortando a vivere la Chiesa degli ultimi, quella che profuma “di pecora”, che si sporca le mani, che non teme di stare “nelle periferie esistenziali”.
Ci colpiscono le modalità dello sgombero: nei toni, nei tempi e nel metodo ci sembrano più vicine alla logica della forza che a quella del dialogo.
Ci colpisce il silenzio della Chiesa locale davanti a una vicenda che interpella profondamente la coscienza di chi dovrebbe stare, non dalla parte del più forte, ma dalla parte di chi ha più bisogno.
Come dice il nostro Compagno Manuel dell’associazione “ Loro si dovrebbero vergognare, è folle mandarli via dalla chiesa che è il posto che ci dite essere degli ultimi.
Aggiungiamo e concludiamo, che non si può pensare di risolvere il problema migratorio senza esserne protagonisti e partecipi, lo diciamo da comunisti: non crediamo che senza chi si sforza di chiamare casa i rifugi che riusciamo a fornire, senza chi si sforza di chiamare scuola i tavoli e le sedie che arredano le nostre sezioni, non potremmo mai aiutare il mondo a recuperare la sua umanità uccisa dal populismo, dai nazionalismi e dall’ individualismo.
La risposta della cancelleria del Vescovo di Pistoia del 18 luglio:
Vicofaro è stato chiuso per il momento semplicemente perché gli ospiti erano in costante, imminente e accertato pericolo, a motivo di inaccettabili carenze di sicurezza degli ambienti, di indegne condizioni igienico-sanitarie e di rischio grave e persistente di tubercolosi ed altre malattie. Nessuno avrebbe fatto vivere i propri figli in quella situazione. Farci vivere i poveri, dicendo che visto che son poveri, è meglio di niente, questo si, è tradire il Vangelo. Oggi, gli oltre 140 ospiti di Vicofaro sono stati tutti accolti in strutture adeguate e sono seguiti con amore e competenza in percorsi di integrazione e autonomia. Raccontare un’altra storia vuol dire mistificare la realtà, cosa molto facile purtroppo nella società delle false verità mediatiche.
La risposta del compagno Giuliano del 18 luglio:
Noto che la risposta è piccante e pelosa dato che c’era rimasta più solo una persona da spostare quindi non vi era più la necessità di chiamare la polizia. A fianco, come si vede dalle foto inviate, c’era la chiesa che non sembrava in pessime condizioni e se la parrocchia si è stretta intorno al suo parroco allora la situazione non doveva essere così tragica! Anche la Bindi ha espresso perplessità (ad essere modesti) riguardo all’intervento della Curia e lo ha fatto in una trasmissione televisiva popolare! Se la preoccupazione delle 140 persone fosse stata fatta insieme con il parroco, allora perché chiamare la polizia per uno sgombero per un ultimo rimasto?
La risposta ricevuta nasconde un’altra verità!
Giuliano
La nostra riposta del 18 luglio:
Ci faccia rispondere da loro, le saremmo grati, risparmi pistolotti a chi torna dal servire il popolo e sta ora lavorando. Perché non lo fa per lavoro ma per umanità.

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